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Acre

Pino Musi

Editore / Publisher
GwinZegal

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Le BAL Books
Tipi Photo Bookshop

Edizione: 700 copie
Fotografie / Photographs: Pino Musi
Dimensioni / Size: 24 × 32,5 cmm
Pagine / Pages: 112
Fotografie / Images: 52
Copertina / Cover: morbida
Anno / Year of publication: 2017
Isbn: 979-10-94060-16-2


Acre - Pino Musi
Nell'estate del 1847, quando Gustave Flaubert andò in viaggio in Bretagna, quella regione, all'epoca, era fortemente legata ad un’immagine esotica. Durante il tour di tre mesi, il giovane scrittore esplorò la regione senza attraversarne l'interno, restando piuttosto sulla costa ed in compagnia del suo amico fotografo Maxime Du Camp, con cui, due anni più tardi, avrebbe nuovamente partecipato a una famosa spedizione archeologica in Oriente, documentata dai calotipi di quest'ultimo. Il libro successivo che descrisse l'escursione bretone combinò pensieri eruditi sui monumenti e sui siti visitati, con altre impressioni raccolte dal paesaggio. Flaubert ricavò un ritratto pittoresco e contrastante di tale ambiente: la costa suscitò in lui un sentimento romantico per la natura, mentre la "silenziosa brutalità" della campagna tutta intorno, "deserta e stranamente vuota" a suo dire, gli trasmise l’immagine di un volto triste, ma anche di una terra ruvida, granitica.
Nell'aprile del 2016, Pino Musi cominciò i sopralluoghi in Côtes-d'Armor, su invito del Centro d’arte e ricerca GwinZegal, coinvolto nella promozione della fotografia d’autore in quella zona prevalentemente rurale (il Centro ha una tradizione ventennale di residenze d’artista: nell’area in cui risiede, sono passati a lavorare sul campo fotografi e artisti come Chris Killips, Malick Sidibè, Mathieu Pernot, Mark Neville ed altri).
Musi ebbe la possibilità di condurre un progetto a medio termine, progetto della durata di qualche mese, con finalità precise: mostra itinerante e libro. Liberato dalle restrizioni inerenti una commissione pubblica, adottò un approccio più intuitivo di quello strettamente documentario, in grado di offrire una lettura soggettiva dello spazio e dei luoghi. Mettendo l'architettura al centro della sua pratica, l'interesse di Musi si focalizzò inizialmente sulla struttura delle fattorie che punteggiano una campagna orientata sostanzialmente all'allevamento di bestiame e alla produzione lattiera. Questa attenzione agli spazi apparentemente senza qualità di una società rurale precaria, che vivono nell'entroterra, lontano dai grandi centri urbani, distingue questo progetto da quelli precedenti di altri autori che operarono in Bretagna e la cui attenzione fu posta, per la maggior parte, alle aree costiere della regione. Questo è verificabile, ad esempio, nel lavoro di Suzanne Lafont che prese parte alla Missione fotografica della DATAR e nel lavoro da Thibaut Cuisset, svolto sempre nella Côtes d'Armor e commissionato tra il 1994 e il 1998, dall’Observatoire photographique du Paysage. Come si può evincere da quelle immagini immagini, il loro sguardo è arioso: l’infinito, l’ampio orizzonte, sono sempre presenti, i piani non si accavallano, le inquadrature sono realizzate quasi sempre dall’alto. Musi, invece, nell’entroterra, prende la decisione di restare piuttosto basso nell’inquadratura, di ben ancorarsi alla terra, di delimitare il campo visivo, di barrare quasi sempre l’orizzonte con qualche elemento. In francese (ma anche in italiano) per acre si intende l’unità di misura del terreno agricolo, ma âcre è anche il carattere amaro che in questi anni ha assunto una parte dell’entroterra bretone, quello non rappresentato dall’immagine convenzionale per il turismo, ma da un territorio meno conosciuto ed indagato, dove all'apparente rigoglio della natura e alla bellezza dei luoghi è sotteso un conflitto dovuto all’uso sconsiderato dei pesticidi nelle campagne e alla massiccia presenza degli allevamenti intensivi. Il piano esplorativo di Musi, intrapreso su un'enorme distesa dell’entroterra bretone rivela subito una certa equivalenza tra la forma delle tradizionali fattorie agricole e quella delle abitazioni senz’anima dell’area periurbana. Nell’edilizia a ridosso dei centri urbani quella forma si spoglia dell’energia data dai materiali originari che la costituiscono, la pietra, la terra, irrigidendosi in un involucro asettico. Qui le immagini di Pino Musi trovano un’analogia con quelle del lavoro The Weather and a Place to Live (Suburban West) di Steve B. Smith. Smith avrebbe potuto registrare la rovina ecologica di alcune aree del West americano, a ridosso del deserto, ma cercò di riflettere su qualcosa di molto più interessante e sottile: un'intersezione di segni umani, climatici e geografici ancora senza nome, indefiniti. Il percorso di Acre, a sua volta, sottolinea la connessione esistente tra le entità composite del mondo rurale attuale, facendone derivare sviluppi inattesi.
Il libro, spazio privilegiato da Musi come punto d’arrivo delle sue opere fotografiche, dimostra la forte coerenza delle intenzioni a monte del progetto. Nella serie di circa sessanta fotografie si ricrea l’itinerario di una traversèe.
All’interno delle pagine di Acre le fotografie trasmettono il senso di una campagna fragile e paradossale, il cui carattere ancestrale e immutato contrasta con cambiamenti sempre più rapidi. Le immagini sono volutamente attenuate di contrasto, ricche di sottili passaggi di grigio, senza pressochè alcuna presenza umana e trasmettono l'atmosfera sospesa dei luoghi, accentuata dall'assenza di indizi legati al tempo, ad eccezione di alcune rare automobili. Vivono, queste immagini, avvolte dal bianco liscio, asettico, quasi immateriale, delle pagine, in un limbo: né in paradiso, né all’inferno. La geometrizzazione assertiva, l'equilibrio, la composizione e la neutralità stilistica abbinate all’alta qualità di stampa, sono cifra costante del lavoro.
Il rimando al lavoro di una figura come Walker Evans, all'opera originaria di Lewis Baltz, alla metodologia di Robert Smithson, all’estetica minimalista di Carl Andre ed Ellsworth Kelly sono il referente costante di questo lavoro di Musi, una sorta di metabolizzazione di tutti questi riferimenti.
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